Vassilis Paleokostas

LATITANTE

GENTILUOMO

 

Braccato dalla polizia greca, evaso due volte in elicottero.

È soprannominato “il Robin Hood greco”.

La storia di Vassilis Paleokostas è la storia di un criminale divenuto leggenda.

 
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Una vita fuori dalla legge

I miei princìpi mi proibiscono di chiedere il pizzo, vendere armi e droga, vendere il mio amico, mia madre, la mia libertà, la mia anima. Mi vietano inoltre di rubare nelle case degli altri, ammazzare una vecchietta, diventare un traditore, collaborare con gli sbirri o i politici, e molto altro ancora. Cosa mi lasciano fare? Soltanto rapine in banca, sequestri di ricchi imprenditori e prendere parte alla rivoluzione per un mondo più giusto.

Non ho obbedito, né emanato o applicato le leggi! Leggi suggerite per i vantaggi di una manciata di potenti. Ovunque ho incontrato le loro leggi, ma mai il diritto.

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Giudicato colpevole per il rapimento di Alèxandros Chaìtoglou (a capo di una grande azienda alimentare del Nord della Grecia) e per quello di Ghiorgos Mylonàs (noto industriale ellenico, anche detto “il re dell’alluminio”), entrambi sono stati liberati in seguito alla consegna del riscatto.

 

Oltre che per i sequestri, Vassilis è noto nel Paese per le numerose rapine in banca che lo hanno visto protagonista.

 

È stato accusato di decine e decine di altri tipi di reati, rispetto ai quali si è sempre dichiarato innocente.

 

E, anzi, parte della “rivoluzione per un mondo più giusto”.

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Tra i monti della Tessaglia

Tanto generosa è la natura madre, mentre l’uomo, suo figlio ingrato, continua a mordere i suoi seni feriti.

Vassilis Paleokostas nasce a Moschòfyto, in Grecia, nel maggio del 1966, e trascorre la propria infanzia sui monti della Tessaglia, a stretto contatto con l’ambiente e con il gregge di famiglia.

 

Qui, sin da ragazzo, sviluppa un profondo legame con la natura e il suo caos, antitesi della “gabbia” eretta dagli uomini mediante leggi ingiuste valori sballati.

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La natura è la migliore maestra: insegna la vita e la morte, perfino il cannibalismo. Nessuna specie costringe i propri simili alla reclusione, idea geniale dell’uomo cosiddetto civilizzato, non del Creatore. Si tratta di un crimine collettivo, e chi lo pratica può essere definito criminale. In nome del mito di una convivenza pacifica nella società moderna, l’uomo paga un prezzo pesante, mascherato da parole pompose: Stato di diritto, scienza giuridica, esercizio della giustizia, politica penitenziaria. Sono i primi strati di una barbarie di velluto che l’uomo non è mai riuscito a scrollarsi di dosso.

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L'esperienza in carcere

Quali speranze collettive, quali sogni rendono legale la costruzione, la messa in funzione e l’esistenza di luoghi simili [riferendosi alle prigioni]? Quali società accettano come manifesta conseguenza di un reato che si torturi il prossimo?

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Gli anni vissuti in carcere non sono stati semplici, per Paleokostas.

 

Nel libro, racconta delle violenze subìte da lui e anche dai suoi compagni, inflitte da chi vestiva i panni delle “istituzioni”.

 

Il senso di giustizia di Vassilis, infatti, lo ha portato talvolta ad accogliere anche le lotte altrui e le richieste di aiuto di coloro con cui condivideva l’esperienza della reclusione (solo nel caso in cui tali richieste rispondessero ai suoi valori): spesso, racconta di essersi fatto portavoce delle rimostranze degli altri prigionieri al fine di ottenere condizioni più dignitose.

Tutti, in un angolo del nostro spirito, alleviamo di nascosto un aguzzino, che traspare in certi sguardi, espressioni o discorsi, nel dolore e nella gioia, nella prosperità e nella privazione… Eccolo, sempre e ovunque, pronto con il manganello in mano. Non distingue fra attivisti politici, rapinatori di banche, ladruncoli, tossicomani, omosessuali, puttane, mogli, figli, anziani, lavoratori; per lui conta solo restare fedele alla propria natura depravata. Torturare: un “valore” saldo e universale che nella sua forma estrema può trasformarsi in uno Stato che impoverisce intere generazioni. Come diceva Gandhi, la tortura più terribile è la povertà. Ogni tipo di povertà, aggiungerei… Ecco il motivo per cui questo Paese non ha mai punito nessun torturatore: perché lo Stato stesso è il più duro carnefice verso i suoi cittadini.

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Le evasioni

È per loro motivo di massima vergogna che un uomo sia libero e per questo gli danno la caccia senza sosta e con furia: la libertà è il bersaglio da colpire e distruggere.»

Paleokostas è evaso una volta dal carcere di Chalkìda e ben due volte dal carcere di massima sicurezza di Korydallòs.

 

Queste ultime due evasioni sono state particolarmente spettacolari, in quanto avvenute entrambe con l’ausilio di elicotteri.

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La belva dentro di me non intendeva piegarsi alla catena. Difficile nasconderla, era visibile in ogni mio movimento: nei miei passi, nel mio sguardo, nelle mie parole. Puoi forse trattenere il desiderio di vivere? Non riusciva ad accettare quella pseudo-vita nella prigione. Sempre vigile e in tensione, alla ricerca di una via di fuga: scavare un tunnel, segare le sbarre, far saltare il muro con la dinamite, alzare una scala per raggiungere le stelle. Staccarsi dal cerchio danzante dei vampiri per allontanarsi. Sentire sotto i piedi le foglie del bosco, nei polmoni l’aria pura di montagna e ascoltare l’eco della voce nella notte stellata

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