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I libri di Andrea Pennacchi

Andrea Pennacchi (Padova, 1969), è attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore. Il suo primo libro, Pojana e i suoi fratelli, è stato pubblicato da People nel 2020.

Tra i titoli più celebri del Bardo di Brusegana, pubblicati da People, figurano La guerra dei Bepi, Eroi e Alieni in laguna. Il suo ultimo libro è Elogio dell'osteria.

Con Marsilio ha pubblicato due gialli.

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Nato da un adattamento in chiave veneta de Le allegri comari di Windsor, Franco Ford – “Pojana” – arriva alla ribalta con il celebre video Ciao terroni: un avido padroncino del Nordest ossessionato da i schei e dal suo per nulla velato razzismo, che sfoggia senza remore opinioni durissime (nutrite dal pregiudizio) in merito ai tempi incerti che vivono il Nordest e il Paese tutto. I suoi “fratelli” (un ex bouncer, un rinomato derattizzatore, il sosia di Walter E. Kurtz di Apocalypse Now e molti altri) vedono la luce all’indomani del primo aprile 2014, quando in un capanón di Casale di Scodosia viene rinvenuto un Tanko – una macchina movimento terra blindata, con un piccolo cannone in torretta. Una schiera di personaggi forgiati dall’immaginazione del rapsodo Andrea Pennacchi, trasposti infine dal palco del teatro alla pagina scritta. Questo testo li raccoglie tutti, con le loro ossessioni, la rabbia, la disperazione e l’ignoranza. Da maschere goldoniane a specchio di una società intera: per raccontare la loro storia, un po’ falsa e un po’ vera, e per guardarci allo specchio.

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Dopo la pubblicazione di Pojana e i suoi fratelli, primo libro di Andrea Pennacchi, People propone una sua seconda raccolta, che racchiude i monologhi e i testi che l’autore ha dedicato a suo nonno e a suo padre. Entrambi Bepi – il nonno si chiamava così, il papà scelse il nome del padre quando, da partigiano, andò sulle montagne –, coinvolti nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. In guerra, da persone comuni, alla ricerca di un senso difficile da cogliere e soprattutto da spiegare, in trincea (il nonno) e in un campo di concentramento (il papà). Le storie di famiglia si proiettano anche sull’episodio finale del trittico che vi presentiamo, ambientato nella Mogadiscio del 1993, durante la prima battaglia combattuta dall’esercito italiano dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ossia la battaglia del checkpoint Pasta, ricostruita e rielaborata da Pennacchi. Bepi è dunque diventato, nel suo immaginario, una sorta di soldato universale, che dall’Iliade ai giorni nostri non si è perso un conflitto, anzi li ha attraversati tutti, ogni volta più disilluso, più deluso, più arrabbiato, più ferito.

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Dopo Pojana e i suoi fratelli e La guerra dei Bepi, la summa di Andrea Pennacchi. Il Pojanistan dalla sua fondazione a oggi, da Antenore agli imprenditori e agli artigiani che si muovono per le lande di un Veneto immaginario, indefinito, anzi infinito. Un eterno in perpetuo divenire, tra leggende e storie vere – leggende che paiono storie vere e storie vere che paiono leggende. Andrea Pennacchi torna ai suoi personaggi più cari e “familiari” per proiettarli sul corso storico, in un libro impegnativo, tra l’osteria e il teatro, il capannone e una sagra. Dalle golene ai Monti Lessini, dai Colli Euganei alle lagune, tutto si muove e tutto è eternamente immobile. E la storia ci parla – anzi, ci urla – dell’attualità, con un sapiente gioco linguistico che ha già avuto modo di convincere lettori e spettatori di tutta la Penisola. Perché il Pojanistan non conosce né confini né limiti.

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Harold Bloom sosteneva che Shakespeare avesse inventato l’essere umano. Noi non abbiamo gli strumenti per poter confermare questa affermazione. Di sicuro, però, sappiamo che Shakespeare ha aiutato Andrea Pennacchi, e altre e altri come lui, a conoscere meglio l’umanità.

Il corpus shakespeariano è una mappa delle relazioni umane di pronto utilizzo, a patto di continuare a lavorarci sopra, come meccanici, come giardinieri, di non considerarlo mai un testo sacro immobile e inamovibile, la cui interpretazione va affidata a pochi sacerdoti, ma una matrice vivente, un menabò, una lente con cui leggere la contemporaneità. Uno strumento a disposizione di chiunque.

In questo libro, Pennacchi ci racconta come Shakespeare, le sue opere e i suoi personaggi gli abbiano cambiato la vita, perché «le storie che racconti modificano il mondo (una persona alla volta)»

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Cosa rimane oggi dell’Iliade e dell’Odissea? È possibile raccontarle ancora? È questa la sfida di Eroi, il nuovo libro di Andrea Pennacchi, che stavolta accompagna i lettori e il pubblico alla scoperta di questi due classici, rileggendo l’epica omerica e arricchendo la narrazione di riflessioni, ricordi e fantasie. Così la guerra sotto le mura di Troia risuona nelle lance che battono sugli scudi degli eroi di un tempo; così il ritorno di Odisseo verso Itaca si popola di creature e di voci, mentre le onde si infrangono sul legno. Basta questo, allora: trovare un episodio, una storia in cui riecheggi la propria esperienza personale, e usarla come grimaldello per addentrarsi in questa fortezza piena di tesori, appena velati dal tempo, intimorito e umile di fronte alla bellezza degli antichi.

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I MIGLIORI MONOLOGHI DI POJANA DAGLI ESORDI A OGGI, LE PAGINE A LUI DEDICATE DAL RESTO DELLA BIBLIOGRAFIA DI PENNACCHI, LA GALLERIA DEI PERSONAGGI DEL POJANISTAN.

Nato da un adattamento in chiave veneta de Le allegri comari di Windsor, Pojana è diventato a tutti gli effetti una delle maschere della satira e della comicità italiane: un avido padroncino del Nordest ossessionato da i schei e dal suo per nulla velato razzismo, che sfoggia senza remore opinioni durissime (nutrite dal pregiudizio) in merito ai tempi incerti che vivono il Nordest e il Paese tutto. In questo che vuole essere una sorta di Meridiano di Pojana, il lettore troverà i migliori e più memorabili mo­nologhi di Pennacchi, dalle sue prime apparizioni televisi­ve fino alle più recenti; le pagine che a Pojana rimandano tratte da altri titoli della sua ormai cospicua bibliografia; una galleria degli altri personaggi che popolano l’uni­verso teatral-letterario del bardo di Brusegana: un ex bouncer, un rinomato derattizzatore, il sosia di Walter E. Kurtz di Apocalypse Now e molti altri. Questo testo li raccoglie tutti, con le loro ossessioni, la rabbia, la disperazione e l’ignoranza. Da maschere goldoniane a specchio di una società intera: per raccontare la loro storia, un po’ falsa e un po’ vera, e per guardarci allo specchio.

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Alieni in laguna è una ballata eco-narrativa sul nostro rapporto con la natura; uno spettacolo epico e ironico che esplora il nostro complesso, squilibrato, a tratti schizofrenico ma imprescindibile legame con le altre specie animali e vegetali del pianeta, invitando il pubblico a riflettere sul concetto stesso di “alieno”. Una narrazione teatrale e musicale insieme che fonde realtà e fantasia, storia e autobiografia, scienza e folklore veneto.

Dall’inaspettato ritorno della fauna nelle città durante il lockdown, partendo da un piccolo giardino condominiale visto come un Eden sporco e contemporaneo, Andrea Pennacchi si addentra nell’era della plasmabilità e dell’amnesia ecologica, dove cinghiali, orsi, lupi, granchi blu e lucciole si confondono in una selva di storie. Ad accompagnarlo, dentro e fuori dalle scene, anche tre esperti (gli zoologi Fabio Chinellato e Nicola Bressi, oltre a Lucio Montecchio, docente e botanico) per riflettere sulle nostre origini e sugli impatti ecologici del nostro vivere.

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Per Andrea Pennacchi, antropologo da bar, l’osteria è molto più di un posto dove bere “l’ultima”: è il luogo in cui si impara a stare al mondo e ad ascoltare gli altri. Per questa ragione ha deciso di tornare nei locali della sua memoria, dove il tempo sembra essersi fermato e ogni bicchiere può diventare l’inizio di una nuova storia. Il suo Elogio dell’osteria è in realtà l’elogio delle relazioni che nascono intorno a un bancone e di quella socialità spontanea che permette alle persone di incontrarsi e fermarsi, per riconoscersi o – più spesso – per perdersi.

Tra ricordi autobiografici, personaggi memorabili e racconti che dalla realtà sconfinano nell’invenzione, Pennacchi ci restituisce un mondo popolare capace di ridere delle proprie debolezze e di trasformare ogni bevuta in una piccola leggenda.

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