«Ma sentiamo cosa ne pensa Hitler»
- paolocosseddu
- 23 apr 2022
- Tempo di lettura: 3 min
È un po’ una di quelle situazioni del tipo “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Nel senso, da dove è partita l’ennesima polemica cretina sul 25 aprile? Ha iniziato qualche ignoto annunciando di voler partecipare alle celebrazioni portando la bandiera della Nato? Insomma, con tutta la buona volontà, che c’azzecca la bandiera della Nato, che peraltro è nata quattro anni dopo, con la Liberazione? Oppure no, al contrario è stato il presidente dell’Anpi che in via cautelativa ha messo le mani avanti dicendo che il 25 aprile dette bandiere non sarebbero state ammesse? Nel caso, come gli è venuta? Chi l’ha mai vista, una bandiera della Nato? Non equivale a mettere strane idee in testa a qualche provocatore?
La questione è delicata, come è sempre delicato parlare dell’Anpi, per ragioni evidenti a chiunque legga Ossigeno. Ma potremmo tagliarla corta dicendo che trovarsi in disaccordo con il suo presidente del momento è legittimo, ecco: l’importante è trovarsi d’accordo con i valori della Resistenza al nazifascismo, che da anni sono sotto attacco e in particolare oggi sembrano essere tirati in ballo senza criterio a proposito del conflitto in corso in Ucraina. Per questo, ci affidiamo alle sagge parole di Liliana Segre, che – come sempre ci capita – condividiamo in toto: «Sarà un 25 aprile diverso. Difficile cantare Bella Ciao senza pensare all'Ucraina». Semplice, giusto, e soprattutto necessario.
Anche perché, con le insensatezze che ci tocca sentire quasi ogni giorno, c’è veramente bisogno di buttare nel fango del pollaio quotidiano pure il 25 aprile? Non ci viene già propinato abbastanza criptofascismo? Limitatamente a questa settimana, abbiamo avuto il professore universitario-barra-opinionista di cui tutti parlano dire sulla tivù pubblica che suo nonno “era felice sotto il fascismo”. Buon per lui ma male per tutti gli altri, e qui invece sposiamo quanto ha scritto Andrea Pennacchi: “Mio nonno Settimo, non ne parlo mai, non l'ho conosciuto. Gli spararono i tedeschi in fuga, perché i buoi del nonno si erano impuntati e non facevano passare i blindati. Mia madre, la "piccola" della famiglia, aveva 15 anni”. E tanto basta.
Che altro… ah già: abbiamo il “fortissimo punto di riferimento dei progressisti”, leader del M5S e già premier uno e bino, che a domanda diretta non riesce a dare una risposta sensata sulle presidenziali francesi. Non una di apprezzamento su Macron – peraltro neppure la vorremmo – e nemmeno di riflessione sulla brutta china che sta spingendo una massa sempre più grande di disillusi fra le braccia delle destre populiste, ma almeno di chiarezza sull’impossibilità di considerare su un piano democratico la destra fascistoide rappresentata da Marine Le Pen. Macché.
Ed evidentemente è un’escalation, perché infine l’altra sera uno dei talk al centro delle polemiche di cui sopra, che hanno caratterizzato queste ultime settimane di follie dette a mazzi, ha pensato bene di ospitare di Steve Bannon, già stratega di Donald Trump, pluri-indagato e sussurratore nelle orecchie delle destre di mezzo mondo. Era proprio indispensabile?
Sembra di stare in una vecchia puntata dei Griffin – per una volta, una previsione che non arriva dai Simpson – in cui Hitler è vivo e conduce un suo programma televisivo. Per fortuna invece è morto, perché altrimenti non avremmo fatto in tempo ad arrivare al Primo Maggio senza vedere qualche conduttore invitarlo in studio e dire «ma sentiamo cosa ne pensa il Führer».
Da questo numero, Bolle di Ossigeno diventa un omaggio – speriamo gradito – per tutta la comunità di People. Come sempre, fateci sapere cosa ne pensate scrivendo a ossigeno@peoplepub.it, e buon 25 aprile!
Paolo Cosseddu

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