Una risata li seppellirà

Siamo ad Auschwitz, nel 1944, ed è il 25 dicembre. All’improvviso, in una delle baracche affollate irrompe un ufficiale nazista e dice: «Mi pervade lo spirito del Natale, potete andare». «Ma noi – risponde uno dei prigionieri – non lo festeggiamo il Natale».

Questa barzelletta, che Ricky Gervais racconta a Jerry Seinfeld in una delle ultime puntate della serie Comedians in cars getting coffee (la trovate su Netflix), fa parte del grande repertorio di battute che gli stessi ebrei hanno iniziato a far circolare, nel tempo, a proposito della tragedia dell’Olocausto. Subito dopo Gervais ne infila un’altra, se possibile ancora più significativa: un sopravvissuto ai campi di concentramento alla fine muore di vecchiaia, va in paradiso e lì incontra Dio, a cui racconta una barzelletta sull’Olocausto. «Non è divertente», risponde Dio, e lui replica: «Avresti dovuto esserci». È una storiella che ha una potenza incredibile, nella sua apparente semplicità nasconde strati sempre più profondi fino a toccare una delle domande più terribili del secolo appena trascorso: dov’era Dio quando i nazisti hanno sterminato milioni e milioni di persone?


L’argomento è serissimo, ovviamente: nel 2016 vi è stato dedicato un intero documentario, intitolato The last laugh, in cui l’autore coinvolge nella riflessione molti fra i comici più celebrati d’America, e alcuni dei veri sopravvissuti ai campi di sterminio, a cui fa ascoltare le loro battute. Suscitando reazioni contrastanti, come è prevedibile: anche tra colleghi comedians. Peraltro, come è immaginabile, molti di quei comici sono a loro volta ebrei: Mel Brooks, che vi compare, di origini ebreo-russe, è stato fra i primi in assoluto ad affrontare quel taboo in Per favore, non toccate le vecchiette, nel 1968. E da allora la questione è rimasta aperta, anzi, lo è a maggior ragione in tempi come i nostri cui la “sensibilità” è diventato “il” criterio, come dimostra il dibattito nato intorno alla battuta di Chris Rock su Jada Pinkett – e relativa reazione di Will Smith – alla notte degli Oscar.


In uno dei suoi film più seri e più grandiosi, Crimini e misfatti, Woody Allen (altro battutista fulminante), mette in bocca ad Alan Alda un monologo rivelatore non solo e non tanto dei meccanismi della comicità, ma di quelli dell’essere umano. Alda fa una riflessione che nel tempo è stata sviluppata da tanti comici, da Lenny Bruce a Tig Notaro, che più recentemente l’ha usata per parlare della sua malattia, e che forse è stata formulata per la prima volta da Steve Allen alla fine degli anni ’50. Ed è questa: «cos’è la comicità? La comicità contiene molta tragedia, tensione, disperazione, pazzia, ed è per questo che è divertente – spiega Alda – ma bisogna prendere un po’ di distanza da tutto quel dolore. La cosa da ricordare, a proposito della comicità, è questa: se piega, allora è divertente, ma se spezza, non è divertente. Mi hanno chiesto, allora cos’è la comicità? La comicità è tragedia più tempo. Tragedia più tempo: la notte in cui Lincoln è stato assassinato non si poteva scherzarci sopra, semplicemente non si poteva. Ora è passato del tempo e si può».


Questa settimana, peraltro, è morto a 67 anni Gilbert Gottfried, uno tra i più formidabili stand-up comedians della sua generazione, e di certo uno che ha sempre esplorato e cercato di spingere più in là il limite, interrogandosi su cosa è lecito ridere. Anche se i più lo ricordano per il suo doppiaggio del pappagallo Iago in Aladdin, il momento che ha definito gli ultimi vent’anni della sua carriera si è consumato nel 2001, in una serata di beneficenza organizzata meno di tre settimane dopo gli attacchi alle Torri Gemelle. Si trattava di un “roast”, un format che risale agli anni Settanta e che originariamente aveva per padrone di casa Dean Martin, che consiste nell’invitare una celebrità per farlo prendere in giro, davanti al suo naso e senza pietà, da grandi comici e colleghi convenuti per l’occasione. Quella sera del 2001, la vittima prescelta era Hugh Hefner, l’inventore di Playboy, e tra i comici serpeggiava una certa ansia su cosa sarebbe stato opportuno scherzare, e su cosa no. A un certo punto sale sul palco Gottfried, e dice che stava cercando di prendere un volo per Los Angeles, ma era un po’ preoccupato perché era prevista una fermata all’Empire State Building. La sala gli si rivolta contro in un lampo: “troppo presto!”, gli urla qualcuno dalla platea. Gottfried capisce subito che sta “perdendo” il pubblico e attacca lì per lì Gli aristocratici, una barzelletta che i comici si sfidano a raccontarsi l’un l’altro e che serve proprio a misurare la capacità di spingersi in terreni pericolosi e inosabili per far ridere, che lui tira per 9 minuti e 50 secondi di epica improvvisazione. E la sala esplode: non solo, ma quell’episodio è tramandato, ancora oggi, è oggetto di studio nonché momento chiave del documentario - intitolato The Aristocrats, appunto, e uscito nel 2005 - che racconta proprio la lunga storia di quel “joke”.


Ora, noi sappiamo che questa non sarà una Pasqua di pace. Per noi, forse, per noi privilegiati occidentali al sicuro dietro il nostro benessere: ma per molti altri no, e tanto basta per ribadire che no, non è una Pasqua di pace. E nemmeno ci possiamo ridere sopra: “troppo presto!”, come dicevano quella volta. Però possiamo pensare, questo sì: possiamo staccarci dalle polemiche pelose dei talk show, dal ciclo voyeuristico di certe news, e possiamo nutrire il nostro cervello. Di bellezza, di intelligenza… non trovate che ce ne sia un gran bisogno? Mancano, eppure da qualche parte dopotutto le si possono ancora trovare. E servono, bellezza e intelligenza, e profondità, si badi, anche quando non inseguono la sciocchezzuola del giorno, anzi soprattutto, forniscono strumenti di pensiero, ci rendono cittadini critici, consapevoli, ci fanno capire le cose, di più, ce le fanno sopportare. Le risate sono altrettanto fondamentali, con la loro capacità di squarciare il velo, ma per quelle serve tempo, e un giorno potremo ridere anche dei dittatori, delle loro megalomanie, dei loro desideri di potenza, persino delle tragedie che hanno causato, di tutto ciò che ci spaventava, dandoci la forza di affrontare ciò che ci spaventa ancora. Non oggi: ma, se siamo fortunati, prima o poi. Speriamo presto. Facciamoci trovare pronti.