Armiamoci e partite

La politica, al suo meglio, è una manifestazione rara. Chi l’ha vista, di recente? Metteremo le foto sui cartoni del latte. Al suo peggio è più frequente, e tra le sue numerose manifestazioni c’è quella dei dibattiti in cui le persone normodotate non capiscono bene dove si voglia andare a parare. Così, in questa settimana che è di nuovo stata caratterizzata dalle cronache belliche, si è consumato in parallelo uno psicodramma collegato, ma leggermente meno in primo piano: quello dell’ennesimo rischio di crisi di Governo. Per un motivo serissimo, l’aumento delle spese militari, buttato però nel bel mezzo della politica politicante, la politica – appunto – peggiore.

Tutto pare essersi risolto – pare, sembra, forse, chissà, probabilmente sì – ma in primo luogo viene da chiedersi: perché si è rischiata, questa crisi? Per le ragioni della pace e del disarmo? Ci permettiamo di dubitarne: Giuseppe Conte, che ha posto il problema a Draghi, e poi a colloquio con Mattarella, ha rivendicato il pacifismo come valore fondante del Movimento 5 Stelle. Può darsi: ma il problema è che tra la fondazione del Mov e oggi molta acqua è passata sotto i ponti, molte di quelle idee – alcune delle quali erano il segno di istanze vere, checché se ne dica – sono cambiate in corso d’opera e in nome della necessità di governare. Conte ha governato con Salvini, non esattamente sotto le insegne della bandiera dai colori dell’arcobaleno. È nella lunga lista di Premier italiani che in tempi recenti hanno impegnato l’Italia in sede internazionale sull’aumento delle spese militari. Poi certo, ci sono le conversioni sulla via per Damasco, in questo caso più che altro una conversione a U, però è lecito dubitare (come san Tommaso, per restare in tema evangelico).

E quindi? E quindi molto rumore per nulla, con un botta e risposta che è andato avanti per giorni e dopo il quale una parte si è detta lieta per aver strappato un risultato, e l’altra ha festeggiato per aver tenuto il punto, sostenendo che non c’è stata nessuna mediazione. Chissà che fatica avrà fatto Mattarella, che ha ricevuto entrambe, a resistere all’idea di farli sculacciare dai corazzieri (anche se questo è un pensiero poco pacifista, pardon). Insomma non ci si capisce nulla, e poi ci si lamenta della distanza della politica dalla “gente”.

Una cosa però si capisce, e molto bene: che le vere ragioni del pacifismo non trovano rappresentanza. La politica le usa strumentalmente, per ragioni di equilibrio interno al Governo. I media ospitano opinionisti filo-Putin che si sperticano in difesa di un aggressore fascistoide e oscurantista, e poi usano quelle posizioni per dire che i pacifisti vogliono lo sterminio degli Ucraini, e che quindi la colpa di tutto quanto è della sinistra pacifista. Che in tutto questo dibattito nessuno ha però sentito la necessità di coinvolgere: una specie di sentenza in contumacia.

Nel frattempo, mentre tutti giocano con fuoco della propaganda più o meno involontaria, il filo-putinismo sta diventando una posizione politica vera e propria, nel Paese, che si porta dietro l’antivaccinismo, che rimpiange Donald Trump, e che difficilmente contribuirà a un futuro di pace per le nostre democrazie. Missione compiuta.