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L’Orso Russo e l’Orsini italiano

8 apr 2022
Tempo di lettura: 4 min

«Le mie analisi sulla guerra in Ucraina hanno toccato delle consorterie molto potenti che si stanno muovendo per colpirmi»: sono le parole pronunciate dal personaggio del momento, quell’Alessandro Orsini che dall’inizio della guerra in Ucraina è diventato ospite fisso di vari talk show. E qui c’è il primo problema: il vittimismo. L’insopportabile lamentela di chi è continuamente in tivù e contemporaneamente si lamenta perché non può esprimere le sue opinioni. Tutto questo senza che nemmeno si sia iniziato a discuterne, delle sue opinioni, perché lì di problemi ne subentrano altri.

In una escalation che meriterebbe definizioni belliche – se non fosse che al momento non è il caso – Orsini nel giro di poche settimane ha dato la colpa del conflitto alla Nato, ha formulato una proposta di sanzioni legate al numero di bambini uccisi, e ha infine chiesto che l’Italia esca dall’Europa. Tra le altre cose. E ci sono problemi in tutte le cose che ha detto. La domanda è: come è possibile che tutto d’un tratto una persona fino a quel momento al pubblico ignota diventi improvvisamente onnipresente nel dibattito? Il sistema di Orsini consiste nel citare a supporto della sua tesi alcuni fatti che lì per lì in studio, come sempre accade (grandissimo limite dei talk show, la mancanza di rapido fact-checking) vengono presi per buone, ma che rientrano invece nel ben noto uso di notizie vere ma parziali a mero scopo strumentale, come hanno verificato alcuni debunker nei giorni successivi. È normale che così vadano le cose, sistematicamente, a prescindere dal canale, dal programma, dal conduttore, dalla teorica linea editoriale dell’emittente ospitante? In realtà, non è niente di nuovo, anzi, è un fenomeno che sfortunatamente abbiamo imparato a conoscere molto bene proprio in questi due anni di pandemia. Che sono stati un continuo wrestling tra virologi e ospiti di qualsiasi provenienza, competenti e non messi sullo stesso piano a tutto beneficio – si fa per dire – di un pubblico a casa sempre più disorientato.

Non deve quindi stupire che la stessa sceneggiata vada in onda anche ora che l’argomento è un altro. E non lo diciamo per sminuire le responsabilità di nessuno, Occidente compreso. Ma di quelle di Putin bisognerà pur parlare, o no? Per esempio, un’inchiesta uscita proprio in questi giorni rivela un giro di email che documentano la vicinanza, il sostegno e l’influenza russa su molte formazioni europee di ultradestra (per tacere dei legami con gli Stati Uniti), tra le quali anche la Lega di Salvini. Di cui si era già parlato, ma ora lo si fa alla luce di prove documentali ulteriori. Ne aveva scritto il nostro Mattia Bernardo Bagnoli inModello Putin”: che non è un instant book, è un libro che People ha pubblicato nel 2021 raccogliendo la sua esperienza di inviato in Russia durata anni e anni.

«Partiamo da Savoini. Sappiamo – scrive Bagnoli - che è un amico di Alexander Dugin, che già abbiamo incontrato nel capitolo sull’Eurasia. Il giorno di Salvini al Lotte i due si sono visti (c’è una foto, scattata dalla mia bravissima amica e giornalista Marta Allevato, che lo conferma), a quanto pare per parlare di una possibile «mostra di artisti euroasiatici». Ecco, la figura di Dugin qui è cruciale. Non tanto per le sue idee (cioè, un po’ anche per quelle) ma soprattutto perché è uno stretto collaboratore di Konstantin Malofeev, l’oligarca incaricato dal Cremlino di far da tramite con i partiti estremisti europei – altro perfetto esempio di plausible deniability cruciale per tenere in piedi la guerra ibrida».

Sono anni che sappiamo queste cose. Ci sono le prove, ci sono i soldi, c’è il tentativo di minare le nostre democrazie. Valgono, come argomenti per raccontare l’attuale conflitto in Ucraina? Sono lì, a portata di mano, eppure forse non hanno lo spazio che dovrebbero. Anzi, si mette all’indice il pacifismo di sinistra mentre si tace sulla complicità delle destre, compreso Berlusconi “amico di Putin” che sul tema non sta ricevendo particolari richieste di spiegazione.

La questione quindi non è, come alcuni lamentano forse maliziosamente “non dare spazio” a Orsini o ad altri che in questi giorni presentano opinioni simili alle sue, per carità. Ma è proprio necessario che quello spazio sia così tanto, e che invece altre questioni spariscano sotto al tappeto? Chi ha a cuore la pace – Ossigeno ce l’ha certamente tra i suoi valori, e così crediamo sia anche per i nostri lettori – ha mai visto un pacifista (ma uno serio, non una macchietta messa lì apposta per far fare bella figura a tutti gli altri) avere così tanto spazio, più sere a settimana, per difendere le ragioni del pacifismo? Noi non ne abbiamo memoria. Sarà che non fa abbastanza ascolto, sarà che ci sono altre cose che non sappiamo - e questo non è bello visto che parliamo di un conflitto in cui l’aggressore è un Paese di cui sono dimostrate le ingerenze nella vita dei Paesi democratici, come abbiamo raccontato diffusamente nell’ultimo numero di Ossigeno – ma semplicemente non accade. Insomma ci tocca Orsini. Ma possiamo sempre cambiare canale. Fateci sapere come sempre cosa ne pensate, scrivendo a ossigeno@peoplepub.it!

111 commenti


Li L
24 ago

The “orso russo” and “orsini italiano” contrast is sharp—power dynamics always make for messy alliances. It reminds me of how multiplayer games handle trust, honestly. In Dear Passengers, you’re stuck in a plane with strangers, balancing chaos and cooperation. Same tension, different sky. Worth watching if you enjoy strategic unpredictability.

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Noah Nick
Noah Nick
07 ago

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Noah Nick
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07 ago

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Noah Nick
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07 ago

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Noah Nick
Noah Nick
07 ago

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